Su Fogulone a Torpè (o Sa frasca)

Una manifestazione antichissima che a Torpè resiste da secoli, in grado di coinvolgere tantissime persone. Sas Cumpanzias (le compagnie di amici), formate da 20-30 uomini cominciano a riunirsi sin dai primi giorni dell'anno per dar inizio a questo antico rito che si tramanda di padre in figlio, in cui gli uomini raccolgono frasche di macchia mediterranea, nello specifico “su mudregu” (cisto), assemblando le frasche in carri e componendo i cumuli a forma di nave, che col tempo assumono forme sempre più armoniose ed eleganti. Si sale strato per strato rendendo il tutto più compatto mediante l’inserimento di lunghe canne appuntite. I più esperti seguono il lavoro da terra, armati di un lungo bastone: sono loro i responsabili della forma e della stabilita del carro. Le “navi”, caratteristiche e uniche in tutta la Baronia, sono adornate da arance, simbolo di fecondità, e da fiori. Contemporaneamente, tutte le donne del paese preparano i cogoneddos e le cozzulas, un dolce e un pane tipico che vengono offerti durante i festeggiamenti.
Il pomeriggio del 16 gennaio i carri, ornati a festa, sfilano lungo percorsi predefiniti per le vie del paese; davanti a tutti troneggia il carro che quell’anno ha ricevuto sa Bandela (la bandiera di Sant’ Antonio). Ogni cumpanzia attornia il suo carro e offre dolci e vino. La sfilata termina nello spiazzo antistante la chiesa di Sant’Antonio, nel quale vengono accatastate le frasche. Alla fine segue la messa.
Dopo la sfilata si svolge la complessa operazione dell’accatastamento delle frasche nello spiazzo antistante la chiesa. Dopo l’ingresso del Santo, preceduto da sa Bandela, si procede all’accensione dell’immenso fuoco. I fedeli, in segno di devozione, fanno tre giri intorno al “fogulone”. Il culmine del rito viene raggiunto quando il parroco benedice il fuoco e durante il passaggio del drappo (“bandela”). I festeggiamenti seguono per tutta la notte.
In passato, la Bandela veniva custodita nelle case dei priori della compagnia designata. In chiesa restava pochi giorni; oggi, al contrario, nonostante sia custodita in parrocchia, viene assegnata mediante sorteggio.


Sant’Antonio, la tradizione, il fuoco

Ancora oggi, soprattutto nei paesi della Sardegna, si usa accendere i fuochi il giorno 17 gennaio, i cosiddetti  “Falò di S. Antonio”, che avevano una funzione purificatrice e di augurio di prosperità per la primavera successiva. Le leggende a carattere popolare vogliono S.Antonio Abate in lotta con il demonio, ovvero con il male, con le passioni umane, con il fuoco eterno. Il Santo divenne così il custode del fuoco, guaritore dell'herpes zoster,  una patologia detta “fuoco di S. Antonio” e il protettore degli animali domestici.
In Sardegna si racconta questa leggenda: "una volta, al mondo, non c’era il fuoco. Gli uomini avevano freddo e andavano da Sant’Antonio, che stava nel deserto, a pregarlo che facesse qualcosa per loro. Sant’Antonio ebbe compassione e siccome il fuoco era all’inferno, decise di andare a prenderlo. Col suo maialino e col suo bastone di ferula, Sant’Antonio si presento, dunque, alla porta dell'inferno e bussò: “Apritemi! Ho freddo e mi voglio riscaldare!
 I diavoli alla porta videro subito che quello non era un peccatore, ma un Santo e dissero:
“No, no! T’abbiamo riconosciuto! Non apriamo. Se vuoi lasciamo entrare il maialino ma te no.
E cosi entrò il porchetto, ma appena dentro si mise a scorrazzare con una tale furia da mettere scompiglio ovunque, tanto che i diavoli, ad un certo punto, non ne poterono più. Finirono perciò per rivolgersi al Santo, che rimasto fuori dalla porta.
“Quel tuo porco maledetto ci mette tutto in disordine! Vienitelo a riprendere".
Sant’Antonio entrò negli inferi, toccò il maialetto col suo bastone e quello se ne stette subito quieto. “Visto che sono qui”, disse Sant’Antonio. “mi siedo un momento per scaldarmi”.
E si sedette su un sacco di sughero, proprio sul passaggio dei diavoli.
Infatti, ogni tanto, davanti a lui passava un diavolo di corsa. E Sant’Antonio col suo bastone di férula, giù una legnata sulla schiena!
Ad un certo punto i diavoli, indispettiti esclamarono:
 “Questi scherzi non ci piacciono. Adesso ti bruciamo il bastone”.
Infatti lo presero ficcarono la punta tra le fiamme. Il maiale, in quel momento, ricominciò buttare all’aria tutto: cataste di legna, uncini, e tridenti.
E i diavoli avevano un bel da fare a mettere a posto.
“Se volete che lo faccia star buono”, disse Sant’Antonio, “dovete ridarmi il mio bastone”.
 Glielo diedero ed il maialino stette subito buono.
Ma il bastone era di férula ed il legno di ferula ha il midollo spugnoso. Se una scintilla entra nel midollo questo continua a bruciare di nascosto senza che di fuori si veda.
 Cosi i diavoli non s’accorsero che Sant’ Antonio aveva il fuoco nel bastone.
Il Santo col suo bastone se ne usci ed i diavoli tirarono un sospiro di sollievo.
Appena fu fuori, Sant’Antonio alzò il bastone con la punta infuocata e la girò intorno, facendo volare le scintille, come dando la benedizione.
 
E cantò:
" Fuoco, fuoco, per ogni loco; per mondo fuoco giocondo!"
 
Da quel momento, con grande contentezza degli uomini, ci fu il fuoco sulla Terra

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